Il camice bianco di Pamella, futura pediatra

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Il camice bianco di Pamella, futura pediatra

pamella ridottaAveva 26 anni Pamella quando ha deciso di tornare sui banchi di scuola per prendere la laurea in medicina. Quinta figlia di una famiglia numerosa del Nord Uganda, si diploma presso la scuola Sacro Cuore di Gulu e lavora due anni come clinical officer in un campo profughi gestendo una clinica mobile dell’organizzazione umanitaria Medair nel distretto di Pader, Nord Uganda.

“In realtà da piccola avrei voluto diventare infermiera”, racconta: “ero convinta che le infermiere fossero le persone più fantastiche al mondo. Ma mio padre spinse perché mi iscrivessi alla scuola per clinical officer”. La motivazione più forte arriva però al campo profughi. “Dopo aver visto così tanti bambini malati ed essermi resa conto di non essere in grado di aiutarli come avrei dovuto, decisi di tornare a studiare e fui accettata alla facoltà di medicina dell’Università di Gulu. Ero fuori di me dalla gioia, anche se preoccupata di come avrei potuto sostenere la retta. Quando, al terzo anno, stavo per lasciare l’Università per cercare fondi, il presidente diede delle borse di studio alle ragazze del Nord Uganda che erano iscritte a medicina o ingegneria. E fui aiutata anche da una zia che insegna in Gran Bretagna”.

Oggi Pamella ha 36 anni e due adorabili bambine piccole. Ogni giorno verso le 6.30 del mattino prepara la maggiore per la scuola e alle 8.30 si trova in reparto per discutere i casi del giorno. Fino alle cinque o alle sei del pomeriggio si occupa dei pazienti o insegna agli studenti dell’Università di Gulu che fanno il giro delle visite insieme a lei. Al suo ritorno a casa prepara la cena con le bambine, aiuta la figlia maggiore nei compiti e mette a letto entrambe per le nove. A questo punto, se non è troppo stanca, legge ancora qualche caso clinico.

“Ho sempre desiderato diventare pediatra e il Lacor sta realizzando il mio sogno (con una borsa di studio della Fondazione Corti, sponsorizzata dalla Fondazione Maria Bonino ndr). Vedere il sollievo dipinto sul volto di una mamma quando suo figlio migliora o quello di un bimbo che il giorno prima stava malissimo e oggi ti sorride è una soddisfazione impagabile. Spero di diventare pediatra e approfondire aspetti come l’ematologia. Vediamo tantissimi bambini con malattie del sangue: sarei di grande aiuto al Lacor, credo, dopo aver finito gli studi. Per continuare a servire la mia comunità”.

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