Testimonianze

Cosa facciamo

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La parola a loro, a tutti loro che con il lavoro, l’impegno e la passione fanno ogni giorno del Lacor, il “nostro” Ospedale.

Caroline: la gente sa che c’è l’Ospedale che si prende cura di loro

Okello

La comunità sa che per qualunque problema di salute può andare al Lacor. La gente sa che c’è l’Ospedale che si prende cura di loro.

Le cose stanno cambiando, oggi non è più solo un posto dove ricevere cura ma anche un grande centro di formazione e un datore di lavoro importante che così contribuisce all’economia, è anche un centro di apprendimento per altre abilità produttive, perché il nostro dipartimento tecnico produce oggetti molto ben fatti, chi ci lavora, lavora molto bene. Molti vogliono fare esperienza qui, anche come volontari, perché si sa che fuori è ben riconosciuta.”

Caroline Okello, responsabile ufficio del personale al Lacor Hospital

Betty: è una benedizione che noi abbiamo avuto

Betty

Oggi il LH è la cosa migliore che potesse capitare a noi Acoli nel nord Uganda. Un Ospedale così non esiste da nessuna altra parte.

Ma questa è una benedizione che noi abbiamo avuto perché il Lacor, quando tutti gli altri scappavano, durante l’epidemia di ebola, ha retto questa prova. Il Lacor può essere la voce della gente del Nord Uganda perché tutti hanno grande fiducia nel Lacor e in coloro che lavorano qui, siamo un esempio per tutti, di come si dovrebbe lavorare, di come il modo di lavorare qui sia quello giusto perché dà i suoi frutti. E’ per questo che qui ci sono code di donne che vengono da lontano coi loro bambini per farli curare. Hanno fiducia e credono fortemente che qui ci si occuperà di loro. Tutti pensano che se vieni al Lacor, non importa quanto tu sia malato, ma migliorerai in ogni caso. Ecco perché abbiamo così tanti pazienti.”

Betty Anyiri, professoressa responsabile scuola per infermiere

Massimo: è un onore e una fortuna lavorare fra le madri africane

Massimo Serventi

Considero un onore e una fortuna lavorare fra le madri africane.

Sfido chiunque a non commuoversi e inorgoglirsi quando una madre ringrazia e lascia il reparto con il bimbo guarito. Le madri che quotidianamente incontro mi permettono di capire il senso della dedizione, della pazienza, della saggezza. L’Africa non morirà mai. La vita prevarrà sempre su malattie, AIDS, malnutrizione. La vita che le donne africane, da sempre e con naturalezza, sanno dare e preservare.” 

Massimo Serventi, medico pediatra

Maresa: Sharon ha 4 anni, il viso gravemente deturpato da una lesione ulcerata

Maresa 2

Sharon, 4 anni, un vestitino rosa un po’ sgualcito e impolverato, un atteggiamento timido, il viso gravemente deturpato da una lesione ulcerata:

potrebbe trattarsi di una infezione batterica grave denominata Noma che distrugge il viso dei bambini nell’Africa rurale sub Sahariana ed è legata all’estrema povertà e malnutrizione. La accompagna il papà, perché la mamma ha dovuto restare a casa dove ci sono altri 5 bambini a cui badare. Spera che guarisca presto perché deve spendere circa 1 euro al giorno per il cibo: per lui è una cifra importante perché fa il contadino e deve mantenere una famiglia numerosa. Mi chiede anche il perché, visto che la bambina ha le lesioni in faccia, non le mettano la medicina lì invece che nel braccio. Mi fa tenerezza e cerco con l’aiuto dei vari traduttori di spiegarglielo rassicurandolo. Aspettiamo i risultati degli accertamenti e il papà mi ringrazia, ha capito che si farà tutto il possibile perché il viso della sua bimba torni bello come prima…

Maresa Perenchio, neuropsichiatra volontaria

Giovanna: mi piacciono lo stile di concretezza e semplicità

Copia di Giovanna Pongiglione

Mi piacciono lo stile di concretezza e di semplicità, unito alla professionalità, alla serietà ed al rigore con cui la Fondazione intraprende e persegue cose grandi ed importanti,

senza mai vantarsi dei successi ottenuti, ma partendo da quelli per rafforzarsi e per continuare verso un miglioramento sempre più significativo. Mi piace la serenità con la quale, con coraggio, vengono avviate iniziative, percorse strade e portate avanti scelte, anche difficili, senza lasciare spazio all’ansia, ma nella consapevole speranza che, a valle di un impegno serio condotto con passione, il risultato sarà buono ed il riscontro vantaggioso.” 

Giovanna  Pongiglione, volontaria della Fondazione a Roma

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