Diario africano: il mercato

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Diario africano: il mercato

mercato mapelliDal blog di Massimo Mapelli, Selinunte:

Fare un giro per il mercato di Lacor significa fare un sacco di cose per la prima volta.

Ovunque è un brulicare di negozietti, tavoli imbastiti di ortaggi e frutta più o meno fresca. Chi non ha nemmeno un tavolo semplicemente stende un lenzuolo al sole e ci mette sopra quello che è venuto qui a vendere, non importa se si tratta di reggiseni usati, strani tuberi o frutti di mango ancora troppo verdi per essere mangiati.

Oggi ho mangiato delle termiti. Fritte. Me le ha offerte una signora di una certa età che …. se ne stava lì seduta all’ombra di una dozzina di pezzi di legno incrociati a formare un tetto rudimentale ma efficace, sgranocchiando dei semi nerastri che teneva nell’incavo chiaro della mano destra. Una giovane mamma con il bimbo attaccato sulla schiena si è avvicinata al banco, ha ordinato 1000 scellini di pesciolini fritti per fare la zuppa e lei si è affrettata a riempire l’equivalente di tue tazze da the, che poi ha messo in un sacchetto di plastica trasparente. Per farlo ha svuotato la mano sul bancone e ho avuto modo di apprezzare come i semi fossero in realtà insetti bruciacchiati. Immobili, grazie al cielo.

Gianfranco – amministratore del Lacor- mi ha spiegato davanti a una birra come si fa a catturare le termiti. Sembra un affare abbastanza semplice, in verità: bisogna essere in due, ben attrezzati e ricordarsi che si può fare solo in questo periodo, quando al cambio di stagione arrivano le prime piogge e le termiti volano. “Si approccia un termitaio di una certa dimensione, uno infila dentro un bastone per far scappare gli insetti, l’altro sta pronto con un grosso retino a catturare tutte le termiti, che impazzite cominciano a volare da tutte le parti. Si devono mettere subito nell’olio bollente per qualche secondo e, una volta tirate fuori e raffreddate un po’, sono pronte da mangiare”. Alle mie spalle è steso un telo verdastro con appoggiate migliaia di esemplari ad arrostire al sole. Mi guardo intorno, mastico e mando giù. Non hanno un gran sapore in verità, più simile a un pezzo di costina bruciacchiato…..

L’ospedale, oltre a creare salute e posti di lavoro interni, ha portato un discreto indotto nella zona circostante. Qui, dove c’erano solo poche sparute capanne rotonde con il tetto di paglia, ora c’è un piccolo villaggio con i suoi negozi, una grande chiesa dove la domenica si fa la messa cantata e qualche bar dove bersi una birra che rimane fredda fino a quando c’è la corrente per far funzionare il frigorifero…. Mi vengono in mente i centri commerciali più moderni all’interno dei grossi policlinici milanesi, con il merchandising dell’ospedale, le gioiellerie e i negozi di borse di pelle con prezzi a tripla cifra; se ne facciamo un discorso di autenticità perdono a tavolino.

In un piccolo vano affacciato sul mercato centrale c’è una sarta che sta cucendo divise scolastiche per bambini. Si tratta di una stanza di pochi metri quadrati, caldissima, che una volta doveva essere un parrucchiere, a giudicare dai cartelli stinti che ancora rivestono le pareti pubblicizzando acconciature all’ultimo grido e prodotti per capelli. … Di fianco la sorella allatta un bambino di pochi mesi, troppo pochi per spaventarsi alla vista del Muzungu (vengono chiamati così i bianchi ndr). Poco più in là, dietro la chiesa, c’è un grosso albero di mango che getta ombra sul laboratorio di George, un artigiano che costruisce strumenti musicali con legno, pelli di capra, fili di nylon e pezzi di tronco….

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