Il futuro è nella scuola

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Il futuro è nella scuola

studentesse modificataSono amiche, accomunate dallo stesso progetto di vita, diventare ostetriche studiando sodo nella scuola del Lacor Hospital. Vengono da lontano, parlano la stessa lingua del distretto di Nebbi, dove vive la tribù Alur, hanno le stesse tradizioni culinarie, le stesse danze. Patricia ha 23 anni, Patra ne ha solo 19.

I loro nomi hanno un significato che racconta il contesto in cui sono nate. Patra si chiama Akelo, il nome che si dà a una ragazza nata come secondogenita in un parto gemellare. Significa dunque che ha una gemella nata prima di lei. Patricia si chiama Ayerango che esprime sorpresa per la nascita e letteralmente vuol dire “cosa dovrei dire?”. Hanno frequentato già gran parte dei due anni e mezzo di studio previsti per diventare ostetriche e quando le in contiamo, nel giardino della scuola per infermiere e ostetriche del Lacor, stanno aspettando i risultati degli ultimi esami sostenuti.E poi? “Torneremo a casa, nei nostri villaggi” dove aspetteremo che ci sia un annuncio per reclutare nuove ostetriche”.

Intanto le loro giornate sono intense. Al mattino cominciano presto, ognuna di loro destinata a un reparto, di solito pediatria o maternità. Per prima cosa aiutano nella disinfezione di stanze e corridoi. Sì perché ogni giorno di prima mattina tutti i reparti si vuotano, i pazienti aspettando nei cortili all’esterno e intanto inservienti e studentesse puliscono, lavano, disinfettano. Poi le nostre due future ostetriche collaborano con il personale del reparto a cui sono state assegnate. Ogni giorno si ritrovano  sui banchi a studiare materie come ostetricia, ginecologia, neonatologia, pediatria. Ogni settimana hanno test o discussioni di gruppo; studiano sodo e la sera, se non sono troppo stanche, dopo cena discutono gli argomenti affrontati durante il giorno o i casi visti nei reparti. Il sogno di queste due giovani studentesse che hanno avuto il privilegio di poter studiare? Avere un diploma e poi un buon lavoro. E guadagnare quei cinquecentomila scellini ugandesi al mese, circa 120 Euro, che servono per dare una mano al villaggio, a fratelli e sorelle rimasti a casa. E chissà, un domani, a pagare le rette scolastiche per i loro figli. Perché il futuro è nella scuola.

 

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