La scelta di Laura

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La scelta di Laura

Laura per NL maggio - CopiaLaura è cresciuta con i racconti di chi, al Lacor, aveva passato tempo e donato energie e ricevuto condivisione e soddisfazioni. Alessandro Gronchi, oggi chirurgo all’Istituto dei Tumori, negli anni ’90, aveva trascorso un paio d’anni al Lacor insieme alla moglie Silvia Stacchiotti, oncologa. Laura è stata educatrice dei loro quattro figli, di cui due nati in Uganda. Oggi Laura Alberghina ha 28 anni, è fisioterapista e lavora tra Milano e l’Africa. Appena rientrata dall’Etiopia, è in partenza per Gulu, dove si divide tra l’ospedale Lacor e il St. Jude, l’orfanatrofio di Fratel Elio Croce.

Dopo il liceo scientifico a Milano la scelta: “fisioterapia racchiudeva caratteristiche in cui mi riconoscevo e su cui avrei voluto investire. E’ un’attività pratica che ti permette di relazionarti con le persone e di essere d’aiuto concretamente. Dai racconti della famiglia Gronchi mi sono appassionata a quest’angolo d’Africa che aveva segnato la loro vita e la loro crescita. Durante gli anni universitari, poi, ho maturato la consapevolezza di aver ricevuto molto dalle persone incontrate. La decisione di recarmi a Gulu è stata una sorta di riconsegna dell’abbondanza ricevuta, delle possibilità che mi erano state offerte durante gli anni della mia formazione”.

E’ il 2012, Laura ha un contratto part-time presso una casa di cura milanese: prende tre settimane di ferie e si mette in viaggio. Destinazione Saint Jude: per vedere come si trova e se è davvero utile. Al Lacor avrebbe dovuto dedicare qualche mese e al momento è prematuro. Eccola allora all’orfanatrofio di Fratel Elio, dove un centinaio di bambini, di cui una quarantina disabili, vivono in case famiglia. Ognuna con circa otto bambini tra gli zero e i sedici anni e la loro Mamy. Ci sono poi un insegnante per i bisogni speciali, un’infermiera e un’assistente infermiera. Qui Laura segue i bambini, scrive i programmi di trattamento, forma le infermiere perché possano continuare la riabilitazione quando lei tornerà a Milano, realizza cartelloni con esercizi e cuscini per il sostegno.

Ma in Italia Laura non rimarrà a lungo. “A Natale del 2013 ho chiesto un’aspettativa e sono ripartita per il Lacor dove sono rimasta per sei mesi. Ci vuole più di un mese per orientarsi”, racconta, “ti devi mettere nell’ottica di ricevere più che di dare; talvolta entri in conflitto con te stessa perché ti sembra di spendere molte energie e realizzare poco. Non è così”. Laura riesce a sistemare una parte del magazzino del dipartimento di fisioterapia, riorganizza l’area dei trattamenti creando un angolo appartato dove si lavora con maggior tranquillità, avvia uno studio osservazionale, si occupa di scegliere e far riparare carrozzine per chi ne ha bisogno. “Ho seguito in terapia intensiva pazienti che, per colpa del tetano, avevano un irrigidimento del corpo, tanti traumi stradali, persone con problematiche neurologiche, a volte in seguito alla malaria, paraplegici”. Poi è stata la volta di reclutare, inserire e formare un fisioterapista locale.

“Lavorare in questi contesti mi ha dato la possibilità di spaziare, mettere in gioco capacità che altrimenti non sarei riuscita a sviluppare: dallo scrivere racconti all’elaborare progetti e studi, al recuperare e consegnare carrozzine a chi le attende a volte da lungo tempo”.

In Nord Uganda la disabilità è considerata ancora una maledizione. Spesso le madri dei bambini disabili vengono allontanate dal villaggio o i bambini vengono abbandonati. “Il numero dei disabili è in crescita”, conclude Laura. “E credo che nei prossimi anni la fisioterapia avrà un ruolo sempre maggiore. In quest’ottica il nostro progetto può costituire un modello per incrementare le attività di assistenza e supporto dei disabili”.

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