Insieme, le foto di un Ritorno

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Insieme, le foto di un Ritorno

85_Q1A5259.jpg de padova bis Un momento di gioia quello che si è tenuto a Milano lo scorso novembre presso il prestigioso spazio De Padova di via Santa Cecilia. L’occasione era la mostra fotografica con le immagini di Mauro Fermariello che, dieci anni dopo la sua prima visita al Lacor, è tornato, insieme alla nostra Valentina Colini, per  catturare istantanee di straordinaria intensità.

La serata ha visto la presenza di circa cinquecento invitati: un successo, grazie alla location di prestigio, offerta da Boffi De Padova. Ma anche grazie agli sponsor che hanno partecipato in prima persona. Dalla Giuseppe Citterio salumificio, donatore storico della Fondazione, alla Banfi vini, dalla Carlsberg a Icet Studios, che ha garantito un prezioso supporto logistico. Ma anche il cioccolato di Milano Zaini e Waxmax con i suoi tessuti colorati di alto artigianato africano. E il prezioso fotografo Guido Gilberti, i volontari e il personale di Citterio e De Padova, coinvolti nel catering e nell’organizzazione.

E’ stato soprattutto un momento di condivisione: la tappa di un cammino a fianco di “un’Africa che cresce”.

L’ha definita così Gad Lerner, giornalista e scrittore che ha incontrato sulla sua strada  il Lacor Hospital “e la sua bellissima storia” e ne ha profondamente apprezzato l’esperienza. “Dobbiamo dire grazie”, ha affermato Lerner, “a chi ha saputo uscire dalla logica del paternalismo realizzando negli anni il secondo ospedale dell’Uganda, ma soprattutto dando vita a una medicina e a una clinica africane d’eccellenza.

Ci è voluto molto tempo”, ha continuato il giornalista, “per costruire un rapporto alla pari, realizzare una struttura come quella che vediamo oggi: consolidata, interamente guidata da una classe dirigente africana, vissuta da personale africano e dove i medici volontari arrivano ormai più per imparare che per insegnare. Una struttura però, che ha ancora il bisogno decisivo di un intervento dall’esterno: oltre il sessanta per cento per cento del budget arriva da contributi esterni”.

Tra i relatori della serata Bruno Corrado, per oltre vent’anni al Lacor, che ha ben sintetizzato il significato di aver costruito questa relazione alla pari: “siamo stati guidati da due principi”, ha affermato l’ex direttore dell’ospedale: “cercare di renderci inutili, continuando però a offrire sostegno logistico e finanziario, dopo aver passato le consegne. E, durante la guerra civile, far tutto ciò che si doveva per l’emergenza sapendo che ci sarebbe stato un dopo”.

“Di fronte ai donatori il miglior biglietto da visita è il numero dei pazienti curati”, ha evidenziato Thomas Molteni, amministratore dell’Ospedale per quattro anni. Un numero che l’anno scorso ha sfiorato i 300 mila. Così elevato a causa di un picco di malaria che si pensava lasciata alle spalle, ma riemersa con violenza. Il motivo? La brusca interruzione dei programmi governativi, finanziati da paesi esteri, di disinfestazione delle case.

Pazienti che Mauro Fermariello ha ripreso con spontaneità, empatia e confidenza. Il suo libro è il racconto di un ritorno. “Sono stato a Gulu cinque volte”, afferma il fotografo che ha documentato in un blog, poi trascritto nel libro fotografico, i suoi venti giorni al Lacor. E racconta di quel bambino nato mentre lui e la sua macchina fotografica erano in sala parto e che in suo onore è stato chiamato Mauro.

Come ogni volta, Fermariello è riuscito a entrare in punta dei piedi in un luogo di cura e di sofferenza mostrandone gli aspetti più intimi e mantenendo intatti il fascino e la bellezza in ogni scatto. Lo ha fatto con grande senso del pudore, nel rispetto della dignità di ogni persona incontrata.

Dall’Uganda erano presenti anche Sharon Aber e Kevin Atok, infermiere caposala, Anthony Okullo, uno dei responsabili del Dipartimento tecnico del Lacor, il dottor Venice Omona, pediatra.

In chiusura Dominique Corti ha raccontato la sua scelta: vivere l’ospedale in maniera diversa, ogni giorno nella continua ricerca di sostegno tecnico e finanziario. “Il mio lavoro”, ha sottolineato la figlia di Piero e Lucille, oggi Presidente della Fondazione Corti, “è cercare di dare agli ugandesi gli strumenti per fare quello che sanno e vogliono fare. Hanno competenza tecnica, ma carenza di personale e di fondi”.

“Se vogliamo immaginare una graduale riparazione degli squilibri mondiali dobbiamo pensare alla crescita di progetti come questo”, ha aggiunto Gad Lerner.

“Pensare a un futuro”, ha concluso Dominique, “insieme a gente che merita che il nostro cammino sia a fianco a loro”.

 

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