Leonardo, volontario al Lacor

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Leonardo, volontario al Lacor

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A Leonardo tre mesi sembravano lunghi, ma il tempo ha iniziato a scorrere anche forse troppo velocemente… Ci piace condividere con voi alcune sue riflessioni ed emozioni sulla sua esperienza che si concluderà a metà settembre.. 

Il mio nome è Leonardo Arienzo, vengo da Pavia dove lo scorso settembre mi sono laureato in ingegneria industriale energetica.

I motivi che portano le persone qui al Lacor ho scoperto essere tanti quanti i volontari stessi: ricerche mediche, contratti , progetti, altruismo, curiosità. Nel mio caso, la necessità di sentirmi utile mi ha spinto ad impegnarmi come volontario. . Sono qui da poco più di un mese e rimarrò per altri due: un periodo che mi sembrava lungo prima della partenza ma che sta passando anche troppo velocemente.

Descrivere le mie giornate è complicato, non esiste una routine e le necessità sono quasi illimitate. Fin dai primissimi giorni sono stato assegnato all’officina elettrica e quella dei elettromedicali (BEMS) dove nelle prime settimane abbiamo riordinato i locali, pulito i magazzini e organizzato il lavoro. Qui vengo ogni mattina al suono della sirena delle otto meno cinque, ma questa è l’unica costante. Un giorno si apre una moto saldatrice per capire cosa non va, un altro è la cappa del laboratorio di istopatologia che va aggiustata, oppure un trapano da rettificare, una pompa da installare, la pianta di un edificio da disegnare, una tetto da costruire. Per chi ha voglia di fare e di imparare, questo è il paradiso.

Forse l’intera Uganda, ma sicuramente il Lacor, è una delle realtà più dinamiche e stimolati che possano esistere. Qui tutto è in evoluzione e si è sempre incoraggiati ed aiutati a portare avanti iniziative personali, la fiducia concessa è enorme ed il clima è quello di una grande famiglia. Grande perché per gestire un ospedale con più di cinquecento posti letto si è davvero in tanti. 

Ovviamente non tutto è idilliaco. La vita fuori dalle mura del Lacor è difficile, spesso precaria, e l’ospedale stesso è profondamente diverso da quelli a cui siamo abituati in Europa, proprio perché deve adattarsi ad un’altra realtà ed i mezzi a disposizione infinitamente più limitati. Tuttavia, seppur tra molte difficoltà, questo complesso di cura e formazione riesce a funzionare aiutando tanti e formando personale specializzato.

Qui ho conosciuto persone tra le più incredibili mai incontrate: missionari impareggiabili, volontari instancabili, medici devoti. Avere la possibilità di parlare con loro, ascoltare le loro storie è un grande privilegio.  Sono davvero grato a chi mi ha indirizzato e alla Fondazione Corti stessa per avermi concesso questa opportunità.

Tornerò in Italia portandomi dietro molto più di quanto sia riuscito a dare e spero di poter pareggiare i conti una volta completato il mio percorso di studio.

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