Le sfide di Sharon

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Le sfide di Sharon

sharon nuova defContinuano le storie di vita del personale che lavora al Lacor.
E’ Sharon, infermiera in pediatria, a raccontarsi nella nostra newsletter di aprile. Nel Duemila Sharon ha contratto l’Ebola, il virus che ha preso la vita di alcuni operatori dell’ospedale tra cui Matthew, all’epoca Direttore Sanitario del Lacor, tanto amato e stimato da Piero e Lucille.

“Mi chiamo Aber Sharon Lillian e sono nata il 27 luglio del ’79 a Gulu, in Nord Uganda. Sono infermiera del St. Mary’s Hospital Lacor dal 2002 e oggi lavoro sia nel reparto di pediatria che nella scuola per infermieri dell’Ospedale.

Non ho mai conosciuto mio padre: sono cresciuta con mio fratello Mark e mia mamma fino all’età di dieci anni e quando lei è morta sono stati i nonni materni a prendersi cura di noi.

Avevo dodici anni quando ho cominciato a desiderare di diventare infermiera: ammiravo l’eleganza di mia zia nella sua uniforme e il modo in cui era amata da tutta la comunità. La chiamavano per consultarsi con lei, per aiutare un parto nella notte e a volte l’accompagnavo dai pazienti. Inoltre mi piaceva prendermi cura di ogni malato di casa.

Mi sono iscritta alla scuola per infermiere nel 1999, nonostante mia nonna non fosse d’accordo e volesse che io studiassi legge all’Università.

All’inizio l’esperienza alla scuola infermiere non fu delle migliori: fui assegnata alla terapia intensiva e il primo incontro con la morte fu traumatico. Avevo chiesto all’infermiera come mai stava staccando da una paziente tutti i monitor e i ventilatori e lei mi rispose che la donna era morta. Mi spaventai: era la prima volta che mi trovavo vicino a un cadavere; a scuola però il mio supervisore mi rassicurò e incoraggiò a rimanere.

Nel 2000 ebbi un’altra terribile esperienza: durante l’epidemia mi fu diagnosticata la febbre emorragica causata dal virus Ebola. La mia vita cambiò totalmente, venni ricoverata in isolamento per sei settimane; quando tornai a scuola guarita gli altri studenti non volevano avere a che fare con me, pensando che fossi contagiosa. Persino le mie migliori amiche mi evitavano, tranne una, che non mi lasciò mai sola. Mi sentivo emarginata dalla mia comunità, ho cominciato a dubitare di aver fatto la scelta giusta. Solo con il tempo ho imparato ad apprezzare il mio lavoro e oggi sono convinta che Dio mi abbia lasciata in vita per uno scopo: assistere coloro che hanno bisogno del mio aiuto”.

Sharon lavora dal lunedì al sabato dalle 7.30 del mattino alle 4 del pomeriggio. Si occupa dei pazienti, supervisiona le infermiere più giovani, organizza il lavoro del reparto, insegna agli studenti della scuola per infermieri e si prende cura dei pazienti con anemia falciforme.

“Lavoro in pediatria dal 2011; è un lavoro interessante, ma pieno di sfide. Ci sono periodi in cui i bambini sono così tanti che le infermiere non riescono a fare tutto; per esempio a insegnare alle mamme a prendersi cura dei loro piccoli, nutrirli e dar loro i farmaci nel modo più corretto. Talvolta è molto difficile decidere quale sia la cosa più giusta in un determinato momento”.

 

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