Lotta alla malaria

News

Lotta alla malaria

susan e GloriaAprile 2017: al Lacor Hospital è di nuovo tempo di malaria. La stagione delle piogge è appena cominciata e già aumentano le file di bambini portati al Lacor e ai suoi tre centri sanitari periferici in preda a febbri altissime. Tra loro c’è la piccola Gloria, due anni, che è arrivata al Lacor in questi giorni. Ecco cosa racconta la mamma, Susan, portandola in ospedale. “Gloria ha cominciato ad avere la febbre e a vomitare, tremava e aveva la diarrea. L’ho avvolta in panni bagnati per farle scendere la temperatura, ma la situazione peggiorava. Allora sono corsa al Lacor, mentre mia madre si occupava degli altri quattro”. Susan ha cinque figli, tre maschietti e due bambine tra i due e i tredici anni: hanno avuto tutti la malaria.

La piccola Gloria viene trattata con un composto che include l’artemisina e migliora. A casa Susan ha le zanzariere, ma i bambini non vanno a dormire alle sei del pomeriggio quando le zanzare cominciano a colpire: vogliono rimanere fuori a giocare al fresco.

Si teme allora che si ripetano le cifre dello scorso anno. “C’è stato un momento, tra luglio e agosto, in cui abbiamo avuto fino a 430 bambini ricoverati per la malaria”, ricorda Francesca Basile, che in quel periodo era al Lacor per la specializzazione. Arrivano in condizioni estreme, con convulsioni o anemia grave; ondate di ricoveri, sovraffollamento di ambulatori e reparti.  Nonostante i cento letti a disposizione, in alcuni momenti è come avere quattro piccoli per ogni letto. Che sono lì con le loro mamme e i fratellini che non possono rimanere al villaggio. L’affollamento rende tutto più difficile: dai turni di medici e infermieri, già impegnativi, alle continue situazioni di emergenza.

Tra le complicanze più temibili a cui si deve far fronte ci sono anemie davvero gravi. Sono bambini che spesso hanno valori di emoglobina molto bassi che, al momento dell’infezione acuta di malaria, precipitano al punto da aver bisogno di trasfusioni sangue.

“In momenti di calma la banca del sangue governativa di Gulu riesce a sopperire alle esigenze”, racconta ancora Francesca, “ma tra luglio e settembre la carenza diventa emergenza continua. Per alcuni bambini attendere un giorno o due la sacca di sangue per la trasfusione può essere troppo. Lo scorso anno, solo una pressante campagna di raccolta sangue tra studenti, infermiere e medici ha permesso di gestire l’emergenza”. E’ così che è stata salvata la piccola Aber, di cui proprio oggi sul Venerdì di Repubblica  la giornalista Antonella Barina racconta la storia. Una storia a lieto fine grazie alla tenacia del personale del Lacor sostenuto dalla Fondazione Corti.

Ma perché la malaria è tornata? E’ una questione di risorse per la disinfestazione. Se per un certo numero di anni è stato possibile raggiungere anche le zone più remote di una vasta area del centro e del Nord Uganda, ora i finanziamenti internazionali si sono interrotti e la disinfestazione si è spostata in aree limitrofe altrettanto bisognose. Il risultato? I casi di malaria, che erano crollati del 40 per cento, sono di nuovo cresciuti a dismisura.

Per contrastare questa temibile malattia, infatti, bisogna soprattutto tenere sotto controllo la diffusione dell’agente che la trasmette: la zanzara portatrice del parassita plasmodium falciparum.

Dall’Organizzazione Mondiale della Sanità spiegano che i sistemi più efficaci sono due: le zanzariere trattate con insetticida e la disinfestazione dei locali.  “C’è bisogno di interventi flessibili e che coinvolgano più ambiti: spruzzare insetticidi anche nelle aree più remote, distribuire zanzariere, avere centri sanitari vicini alla popolazione perché diagnosi e cura siano tempestive”, spiega Dominique Corti.

E la terapia? La cura oggi include l’artemisina, molecola estratta dalla pianta artemisia che nel 2015 è valsa il Nobel alla cinese Tu You You per averla identificata.

In occasione del 25 aprile, giorno della malaria in tutto il mondo, l’OMS rilancia la strategia per combattere questa malattia da oggi al 2030. Gli obiettivi sono ambiziosi: ridurre i casi e la mortalità del 40 per cento. Però servono più fondi. Perché di malaria non si debba più morire al Lacor né in nessun angolo del pianeta.

 

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

TI TERREMO AGGIORNATO SULLE NOSTRE ATTIVITA'

Continuando ad utilizzare il sito, accetti l'uso dei cookie. approfondisci

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close