Mani d’oro al Lacor

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Mani d’oro al Lacor

fuori dalla fisio dimensionata piccola E’ arrivata da Amuru la piccola Kiska, sei mesi, con braccia e gambe rigide; è accompagnata dalla mamma, Mercy, che ha bisogno di consigli per capire come comportarsi con questa piccola quando tornerà al villaggio e deve occuparsi dei campi e degli altri figli.

Mercy segue attenta i movimenti della fisioterapista. Le mani di Margaret massaggiano e allungano con dolcezza e competenza le piccole braccia immobili. Laura intanto fa qualche domanda alla mamma: le serviranno per compilare i dati che sta raccogliendo per uno studio sui bambini con paralisi cerebrali infantile.

Margaret Achola è una degli assistenti fisioterapisti ugandesi che lavorano al Lacor. Laura Alberghina è la fisioterapista milanese che si divide tra Italia e Uganda: da qualche anno segue con passione questo spazio riabilitativo che si avvale del lavoro di dieci professionisti nel cuore dell’ospedale. A pochi passi dal Reparto di Medicina e da quello di pediatria, c’è questa piccola palestra con quattro box per i trattamenti, altrettanti lettini e un a piccola stanza separata con un materasso per trattare neonati e bambini.

Margaret mostra a Mercy gli esercizi che dovrà fare a casa, ogni giorno, per mobilizzare le articolazioni di Kiska. Laura spiega in inglese, Margaret traduce in acholi. Ogni esercizio va ripetuto dieci volte per due o tre volte al giorno: serve a migliorare e mantenere una buona elasticità dei tessuti e libertà nel muovere le articolazioni, anche solo per poter essere lavati e vestiti senza sentire dolore. Mercy dovrà tornare domani.

E’ il turno di Barbara Apwoyocan, otto mesi; la bimba continua a piangere, la mamma ha uno sguardo rassegnato. La paralisi cerebrale di Barbara è causata da malaria. Il suo nome in acholi significa “grazie per il problema”: non oso chiedere per quale motivo le è stato dato alla nascita. Ora che la malaria ha reso la piccola così invalida non c’è nulla da domandare.

Ma non arrivano solo neonati con paralisi cerebrale; ci sono i traumi dovuti a incidenti stradali che coinvolgono i passeggeri dei boda-boda, le numerose motociclette taxi che sfrecciano per le strade. Bambini paralizzati per essere caduti da un albero di mango; adolescenti con epilessia ustionati, che devono recuperare elasticità e forza. E ancora: adulti che hanno bisogno di riabilitazione dopo un ictus, ma anche tantissimi pazienti con dolori muscolari o osteoarticolari.

Peter, Cosmas, Margaret, James, Ezra, Patrick, Augustine, Lucy, Paska, Michael. Nel reparto lavorano dieci tra fisioterapisti, terapisti occupazionali, assistenti: sono dedicati ai diversi reparti di chirurgia, ortopedia, pediatria, ustionati, medicina e terapia intensiva e all’attività ambulatoriale. Inoltre, alcuni raggiungono i pazienti nelle quattro “division” di Gulu, offrendo assistenza.

Sono oltre ventimila i trattamenti effettuati in un anno da questo reparto.

E proprio lo scorso luglio gli spazi sono stati rinnovati, grazie anche all’arrivo alcune attrezzature donate dalla Fondazione Santa Lucia di Roma. “E’ stato aggiunto un lettino e predisposto un nuovo box. Le liste d’attesa si ridurranno”, spera Alberghina, “anche grazie al nuovo collega, Michael, fresco di diploma triennale in fisioterapia. Da Roma sono arrivati anche materassini e cuscini da trattamento, attrezzi per ginnastica e deambulatori per adulti e bambini”, aggiunge Laura, che qualche mese fa li ha selezionati e caricati sul container in partenza per il Lacor.

 

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