Una carrozzina per George

News

Una carrozzina per George

george nuovaQuesta è la storia di una carrozzina, tre pompieri caparbi e soprattutto di George, il proprietario della carrozzina.

Sono Anna e Fiorino i primi a parlarmi di George. Fiorino è uno dei pompieri in pensione che ogni tanto si reca al Lacor per una missione di volontariato; Anna, sua moglie, l’ultima volta lo ha accompagnato. E nel raccontare la sua esperienza ci parla di George. E della sua carrozzina.

Ecco cosa scrive Anna: “La storia di questa carrozzina elettrica è iniziata oltre quindici anni fa, quando fu inviata dall’Italia a George, un ragazzo saltato su di una mina durante il periodo della guerriglia e rimasto privo di tre arti. George può contare solamente sul braccio sinistro e, lavorando in ospedale da cinque anni, deve essere accompagnato in tutti i suoi spostamenti. Per lui la carrozzina vuol dire essere autonomo, recarsi al lavoro e avere una vita serena. Il desiderio di Fiorino e degli altri, prima di rientrare in Italia era aggiustare i due motori elettrici della carrozzina che si erano rotti. Si sono messi al lavoro: sostituite le batterie e alcune parti elettriche guaste, l’hanno fatta ripartire. George era contentissimo, ma dopo pochi minuti di utilizzo i due motori sono andati in fumo. Sono precipitati in una disperazione incredibile per la delusione. George li confortava dicendo che avrebbe continuato come aveva sempre fatto. Il giorno successivo sono tornati nuovamente al lavoro: i motori erano inutilizzabili. Hanno cercato nei magazzini tra tante carrozzine a spinta e hanno trovato l’unica elettrica, distrutta, che aveva gli stessi motori. Sembravano nuovi! Li hanno recuperati e montati e la carrozzina di George è tornata a funzionare”.

Dopo aver letto il racconto di Anna, ho chiesto al nostro Thomas Molteni, che in questo giorni è al Lacor, di farmi avere da George la sua storia. Ve la trascrivo. Parla da sola.

“Sono ugandese, ho 31 anni, lavoro presso il St. Mary’s Lacor e sto studiando all’Università di Gulu per prendere un diploma post laurea in Planning and Management. Sono nato senza alcuna malformazione, ma il 17 gennaio del 1996, mentre andavo a trovare mia zia a Pabbo, ho camminato su una mina che era conficcata in mezzo al sentiero. Sono stato trasportato al St. Mary’s Hospital Lacor in un lago di sangue e sono stato accolto e curato dalla caposala Vicky Flora Ogen e da Akun Celilina e Akwiacwiny Lotti che non smetterò mai di ringraziare.

Era il periodo in cui la ribellione in Nord Uganda, guidata da Joseph Kony, leader della Lord’s Resistance Army, raggiunse il culmine. Dolore e sofferenza erano all’ordine del giorno, cresceva l’impressione di essere senza speranza, l’oscurità copriva la luce del futuro. Quel tragico incidente mi lasciò senza gambe e con il solo braccio sinistro. Ma la luce della domenica di Pasqua fu più brillante in quel 1996 perché conobbi Fratel Elio Croce e Lorenzo De Martin mentre ero in ospedale e in seguito perché il mio spostamento all’orfanatrofio St. Jude Children’s Home significò un cambiamento”.

Lorenzo De Martin è il primo dei pompieri ad andare al Lacor, colui che vi è stato più a lungo e ha varie volte sostituito Fratel Elio quando si assentava (ndr).

“Mentre ero al Lacor le infermiere, sia le studentesse che il personale, furono determinanti per i miei progressi: ho imparato a usare la mano sinistra per scrivere grazie alle infermiere che stavano studiando lì in quel periodo. E che ringrazio.

Avendo conquistato una certa stabilità, cominciavo a guadagnare fiducia, ma il mondo fuori dall’ospedale era pieno di ostilità, senza sorrisi, arrogante.

In aprile fui dimesso, nei villaggi vicini c’era una forte insicurezza per la costante minaccia. La ribellione lasciò molti morti, sfollati e ogni forma di disabilità e deformità. I villaggi erano inavvicinabili per paura delle mine e dei combattenti della LRA che dominavano l’intero territorio.

Fui portato all’orfanatrofio St. Jude: fu molto meglio che andare al mio villaggio. Qui mi fu data l’opportunità di continuare la scuola primaria e prepararmi per una brillante formazione.

Desidero che la mia gratitudine raggiunga tutti i bambini del St. Jude con cui ho giocato, studiato e condiviso ogni gioia, felicità e dolore. La fratellanza è il vero legame chimico dell’umanità.

Il St. Jude ci ha dato madri, educazione, speranza, luce per il futuro, forza, amici, sorelle, fratelli, un senso di appartenenza. Un luogo che intrattiene e trasforma.

Nel 2006 lasciai il St. Jude per una casa mia. Ringrazio Lorenzo, Elena, Nerina, Fiore e tutti i pompieri di Milano, per l’amore, il sostegno, per la carrozzina e per molto altro.

Il St. Jude ha continuato a finanziare la mia educazione fino al 2013 garantendomi di raggiungere alti livelli di apprendimento.

Al St Mary’s Hospital Lacor ora lavoro come Receptionist nella farmacia: i miei ringraziamenti vanno agli attuali dirigenti per il continuo sostegno.

Al Lacor voi ed io continueremo a schierarci per continuare nella stessa, positiva, direzione.

George termina il suo racconto con questa frase. “Creating something from nothing”. Creare qualcosa dal nulla. Grazie George Oringa.

 

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

TI TERREMO AGGIORNATO SULLE NOSTRE ATTIVITA'

Continuando ad utilizzare il sito, accetti l'uso dei cookie. approfondisci

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close